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                <title>Sokolica, il monastero serbo-ortodosso dove si prega in albanese</title>
                <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:49:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      La maggior parte dei visitatori del monastero di Sokolica, nord del Kosovo, sono albanesi. Vengono per pregare davanti ad una scultura della Vergine che si ritiene porti felicità e guarigione. Nessuna discriminazione qui: ciascuno prega nella sua lingua, e le otto suore stanno imparando l albanese Pregate nella vostra lingua, raccomanda una religiosa ad una coppia, in questa fredda mattina di gennaio, giorno di Natale ortodosso al monastero di Sokolica, nei pressi del villaggio di Boletin. Ed è proprio qui, che grazie ai numerosi visitatori albanesi, si è infranto un tabù. Suor Makarija, la badessa, ha deciso che le religiose di questo monastero sulle montagne nella regione di Zveçan/Zvee#263;an dovranno imparare l albanese. Veste nera e foulard bianco a coprire il capo, la religiosa di 67 anni, mostra il cammino ad ogni nuovo visitatore. La sera, le suore attendono che la croce venga issata, simbolo di speranza per i cristiani ortodossi di un nuovo anno favorevole. Il 2011 non ha portato nessun cambiamento rilevante nella vita delle religiose, ed anzi le divisioni tra serbi e albanesi in questa zona del nord del Kosovo si approfondiscono sempre più. Dallo scorso settembre le strade che portano ai due punti di frontiera con la Serbia sono bloccate da barricate costruite dalla comunità serba. Madre Makarija racconta come ha fatto venire in segreto al monastero un insegnante albanese di Mitrovica sud per tenere dei corsi d albanese, anche alla vigilia di Natale. Viviamo in mezzo agli albanesi, è nostro dovere apprendere la lingua dell altro, afferma. L iniziativa della religiosa supera quanto viene fatto nelle stesse scuole serbe del Kosovo. Le nostre porte sono sempre aperte a tutti. Abbiamo deciso di fare dei corsi di albanese per avvicinarci gli uni agli altri, precisa. Il monastero accoglie numerosi visitatori. La maggior parte di loro ritiene che la scultura della Vergine, del 14mo secolo, porti felicità e guarigione. E molto cara alle coppie che non hanno bambini e si ritiene possa guarire i bambini sordi e muti. Dopo 10 anni di matrimonio non riusciamo ad avere un bambino. Ci hanno detto che pregare qui guarisce, racconta Myftar, originario di un villaggio della regione di Prizren. Quando questi visitatori chiedono a madre Makarija come devono pregare lei risponde: Nella vostra lingua. Possono pregare in nome di Allah, o in nome di Cristo, nella loro lingua materna, spiega, aggiungendo che non si occupa di politica. Abbiamo la nostra missione e la nostra vita. Che siano i politici ad occuparsi di politica!. Sokolica è un monastero di piccole dimensioni, del 13mo secolo, ristrutturato grazie a fondi del governo del Kosovo e l aiuto di un organizzazione internazionale. Il monastero è circondato da comunità di albanesi di religione musulmana e il portone d ingresso si dice appartenga alla famiglia dell eroe kosovaro Isa Boletini, che si è battuto tra la fine del 19mo secolo e l inizio del 20mo affinché il territorio del Kosovo venisse integrato all Albania. L ultima famiglia serba avrebbe abbandonato le montagne di Shala e Bajgorës negli anni 60. Gli abitanti attuali della zona, che vivono in estrema povertà, spiegano che il monastero fa parte della storia e della cultura del villaggio. Fin dalla mia infanzia volevo entrarci e visitarlo. Le religiose una volta ci lasciarono entrare. E ci regalarono delle caramelle si ricorda Idriz Peci, che vive proprio al fianco del monastero. Spiega poi che madre Makarija ha aiutato gli albanesi della regione nel 1999, quando il villaggio era pieno di miliziani serbi. Ci aiutava a raggiungere la città, per procurarci cibo e medicinali. Il monastero di Sokolica, ai piedi di una roccia circondata da querce, è uno dei monumenti più visitati del Kosovo, con i suoi affreschi del 15mo e 16mo secolo. Makarija sottolinea che non ha necessità di alcuna autorizzazione della Chiesa ortodossa per organizzare dei corsi di albanese. Non disturba la Chiesa. Noi non siamo dei robot, a cui si dice cosa si deve fare. La nostra Chiesa è libera, e noi abbiamo una libertà totale. I dirigenti della Chiesa ortodossa serba rimangono ciononostante molto attivi in merito alle sorti politiche del Kosovo, continuando a benedirlo come la culla della Serbia. Il primo ottobre 2010, il Patriarca Irinej, è stato nominato proprio al Patriarcato di Pee#263;, sede storica della Chiesa ortodossa serba. Ma Sokolica resta un eccezione. Un monastero diverso dagli altri, dove otto suore parlano l albanese. (Articolo tratto da Le Courrier des Balkans , pubblicato originariamente il 23 gennaio 2012)                    ]]>
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                <title>Emergenza gelo e blackout elettrici nel Kosovo</title>
                <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:30:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Emergenza gelo anche in Kosovo, dove la notte scorsa la temperatura e scesa fino a -22 gradi. La neve e il ghiaccio hanno causato problemi nella circolazione stradale in talune zone del paese, anche se le principali arterie sono in gran parte percorribili. Le basse temperature hanno causato blackout elettrici in diverse localita, anche se finora non si segnalano vittime. Circa duecento gli incidenti stradali provocati dalla neve e dal ghiaccio, con un bilancio di decine di feriti. Nonostante il gran freddo, gli estremisti serbi del nord restano sulle barricate erette cinque mesi fa in corrispondenza dei posti di frontiera con la Serbia di Brnjak e Jarinje. I serbi protestano contro la presenza al confine di poliziotti e doganieri kosovari albanesi inviati da Pristina. Si riparano dal freddo accendendo falo e alternandosi in tende da campo.                    ]]>
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                <title>Missione rientrata</title>
                <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:30:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Sono rientrati in Italia i volontari che hanno aprtecipato alla misssione a Mitrovica.                    ]]>
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                <title>Kosovo, marce di protesta contro il processo Limaj</title>
                <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:29:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Decine di studenti e veterani dellEsercito di liberazione del Kosovo (KLA) hanno manifestato ieri nella capitale Pristina contro il processo allex comandante Fatmir Limaj e altri nove imputati accusati crimini di guerra contro civili, soprattutto serbi, durante la guerra del Kosovo nel 1999. Liberate i nostri combattenti per la libertà!, hanno urlato i dimostranti, alla riapertura del caso Klecka nel tribunale di Pristina. Eulex dovrebbe terminare il processo contro i nostri liberatori dai dittatori di Belgrado, ha detto Nehat Gashi, uno degli organizzatori. Noi diciamo alla nostra corte che il tribunal dellAia ha già assolto gli imputati di tutte le accuse, cosa possono fare di più? Speriamo che le nostre richieste siano accolte, ha continuato Gashi. Allinizio del processo lo scorso novembre, Limaj e gli altri nove imputati si sono dichiarati non colpevoli.                    ]]>
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                <title>Stop alle proteste albanesi</title>
                <pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:40:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Il movimento radicale kosovaro Autodeterminazione (Vetevendosje) ha deciso la notte scorsa di porre fine alla protesta messa in atto ieri a due posti di confine con la Serbia, dove suoi militanti hanno cercato di impedire l ingresso in Kosovo di camion carichi di merci serbe. A causa di restrizioni logistiche da parte della polizia e delle basse temperature, è divenuto impossibile per i manifestanti proseguire nell azione , ha detto il movimento in un comunicato fatto pervenire ai media. Pertanto, preoccupati per la salute dei manifestanti, i leader del movimento hanno chiesto loro di disperdersi pacificamente . Gli attivisti radicali kosovari hanno cercato di bloccare i valichi di frontiera con la Serbia a Merdare e Bela Zemjla, nel nord del Kosovo, ma la polizia è riuscita a evitare il blocco completo, lasciando aperta una corsia stradale, attraverso la quale alcuni camion sono riusciti comunque a entrare in Kosovo. Fino a notte fonda manifestanti e agenti si sono confrontati in un atmosfera di alta tensione, che tuttavia non è sfociata in scontri come avvenuto in una analoga manifestazione di protesta il 14 gennaio scorso. Il leader di Autodeterminazione , Albin Kurti, sostiene che Belgrado non rispetta un accordo commerciale di libero scambio, generando in tal modo un forte squilibrio fra la grande quantità di merci serbe che arrivano in Kosovo e gli scarsi prodotti kosovari presenti invece sul mercato serbo. Da qui l iniziativa di bloccare l ingresso dei camion provenienti dalla Serbia.                    ]]>
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                <title>Kosovo: paese parzialmente libero</title>
                <pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:26:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Il Kosovo e inserito nella categoria dei paesi parzialmente liberi nell ultimo rapporto diffuso da Freedom House. Tale rapporto dell ong che si batte per democrazia e diritti civili prende in esame i diritti politici e le liberta civili, con le rilevazioni effettuate dal primo gennaio al 31 dicembre 2011.Secondo Freedom House, i paesi parzialmente liberi spesso soffrono di un ambiente di corruzione, di debolezza dello stato di diritto, di conflitti etnici e religiosi e di un ambiente politico in cui un solo partito gode di una posizione dominante, nonostante un certo grado di pluralismo. Nella categoria dei paesi parzialmente liberi , con il Kosovo vi sono anche Albania, Bosnia-Erzegovina e Macedonia.                    ]]>
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                <title>Kosovo-Serbia: nuove proteste a Pristina</title>
                <pubDate>Tue, 17 Jan 2012 15:11:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Dopo un fine settimana di caos e proteste, centinaia di cittadini kosovari sono tornati a scendere in piazza a Pristina contro lintervento delle forze dellordine kosovare sabato scorso. Laccusa al governo del Premier Hashim Thaci è quella di aver avallato un intervento troppo duro contro le migliaia di persone che hanno bloccato due posti di confine tra Kosovo e Serbia. Lo scopo della manifestazione, organizzata da attivisti del movimento radicale Autodeterminazione, era quello di impedire il transito in entrata verso il Kosovo di tir che trasportavano merci serbe. LUnione Europea ha condannato le proteste definendole completamente ingiustificate.                    ]]>
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                <title>Scontri tra polizia e autonomisti albanesi</title>
                <pubDate>Sun, 15 Jan 2012 10:52:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      La polizia kosovara antisommossa ha fatto ricorso a gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere oggi un centinaio di kosovari albanesi che protestavano alla frontiera con la Serbia nei pressi della città di Podujevo. I manifestanti avevano attaccato la polizia lanciando pietre. I manifestanti, organizzati dal movimento per L autodeterminazione dei kosovari di etnia albanese, sventolavano bandiere albanesi e inneggiavano all Uck, l esercito di liberazione del Kosovo che combatte contro le forze serbe nella guerra del 1998-99. Il movimento, guidato dal leader estremista Albin Kurti ha annunciato l intenzione di bloccare le frontiere con la Serbia per impedire l ingresso nel paese di prodotti serbi. Tensione anche presso un altro posto di frontiera a Konculy, dove però non si sono registrati scontri.                    ]]>
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                <title>Un lutto ha colpito il CAV</title>
                <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:21:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Scusandoci per il ritardo con cui diamo la notizia, porgiamo le condoglianze del CAV alla famiglia di Milanka (nella foto), presidente dell associazione Sabor con la quale il Cav collabora da tempo.Tutti noi la ricordiamo con affetto e stima per il lavoro che ha sempre svolto a difesa delle donne.                    ]]>
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                <title>Kosovo fuori dal controllo serbo</title>
                <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:17:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Quattro municipi a maggioranza serba nel nord del Kosovo hanno indetto un referendum per il 14 e 15 febbraio prossimi per decidere se accettare le autorità centrali del governo (a maggioranza albanese) oppure no. Belgrado ha diffuso appelli ad ogni livello affinchè i serbo kosovari rinuncino al referendum. Questo referendum può sfociare soltanto in un conflitto con Belgrado ed un confronto aperto con il governo della Serbia può condurre i serbi del Kosovo settentrionale a considerarci non più come un appoggio, ma come un problema, ha ammonito in questi giorni il ministro serbo per il Kosovo, Olliver Ivanovic. Molti osservatori sono concordi nel ritenere che Belgrado stia perdendo il controllo dei serbo kosovari dopo i recenti incidenti ai posti di confine con la Serbia che hanno causato un discusso rinvio da parte dellUnione europea alla richiesta di adesione da parte do Belgrado. Inoltre la mossa del referendum, da tenersi nei municipi Kosovska Mitrovica, Zubin Potok, Zvecan e Leposavic, è stata organizzata e fortemente voluta dalle opposizioni nazionaliste serbe: il Partito Democratico dellex premier Vojislav Kostunica e quello Radicale di Tomislav Nikolic, erede di Vojislav Seselj, sotto processo per crimini di guerra al Tribunale penale internazionale dellAja. Elezioni parlamentari e presidenziali si terranno in Serbia nel maggio di questanno e i nazionalisti avrebbero già iniziato la loro campagna elettorale cercando di convincere il Paese che il Presidente Boris Tadic e il suo governo hanno intenzione di tradire i fratelli serbi del Kosovo. LUnione Europea ha deciso, secondo fonti di stampa, che il Consiglio per gli Affari esteri della UE si riunirà il 23 gennaio per discutere la situazione fra Serbia e Kosovo. Secondo la stampa kosovara (albanese), il Kosovo sarà rappresentato a questa riunione con il suo nome e con una breve spiegazione nella quale si dirà che non esistono pregiudizi sul suo status. Pristina ha inoltre deciso di vietare in futuro altre visite del Presidente serbo Tadic nel Paese accusandolo di aver fatto dichiarazioni di natura politica quando ha trascorso la vigilia ed il giorno del Natale ortodosso serbo (6 e 7 gennaio) nel monastero serbo ortodosso di Decani, il mausoleo della storia alto medioevale dei serbi. Il vice primo ministro kosovaro Hajredin Kuci, ha accusato Tadic di aver violato limpegno ad astenersi dal fare dichiarazioni politiche durante la sua visita a Decani. Dal canto suo, Tadic si è unito al coro dei politici che hanno invitato i serbo kosovari a rinunciare al referendum di febbraio. Fonti governative di Belgrado hanno ricordato che oltre a costituire un grave problema per la Serbia ed il ingresso nella UE, lazione dei municipi del Kosovo del nord potrebbero mettere in discussione gli aiuti finanziari finora ottenuti dai serbo kosovari: si parla di almeno 10 miliardi di euro in 10 anni per le cosidette istituzioni parallele (politica locale, trasporti, scuole etc) . Il referendum potrebbe anche significare una nuova irritazione da parte della Germania che, insieme allAustria, aveva ottenuto, nel dicembre scorso di rinviare a marzo 2012 lesame della richiesta di adesione della Serbia allUnione. Tuttavia, di recente, Washington ha sostenuto che il rinvio da parte di Bruxelles, è stato un errore e questo, secondo fonti di Belgrado, potrebbe ammorbidire la posizione di Berlino sempre attenta alla politica estera di Washington. Nei giorni scorsi, il portavoce del governo di Belgrado, Milivoje Mihalovic ha sostenuto che il referendum nel nord del Kosovo aumenterà le divisioni tra i serbi che vivono a nord e a sud del fiume Ibar, facendo capire che le piccole minoranze serbe nel meridione del territorio potrebbero avere dei problemi da parte di estremisti albanesi kosovari, come quelli che hanno inscenato una dura dimostrazione durante la visita del presidente Tadic al monastero di Decani. Inoltre, il referendum non riceverà alcun appoggio ufficiale da Belgrado né avrà la comprensione della comunità internazionale con la quale la Serbia deve collaborare nella sua lotta per la sopravvivenza dei serbo kosovari. A questo punto non si capisce più se il cacciatore tiene la tigre per la coda oppure è in procinto di essere fagocitato dalla belva.                    ]]>
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                <title>Ministro diaspora impedito ingresso in Serbia</title>
                <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:15:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Le autorita della Serbia hanno impedito oggi l ingresso nel paese al ministro kosovaro per i problemi della diaspora, Ibrahim Makolli, che intendeva visitare Presevo e Bujanovac, centri principali della regione del sud della Serbia a maggioranza di popolazione albanese. Budimir Mihajlovic, capo del distretto amministrativo di Pcinja, ha detto alla Tanjug che la polizia in servizio al punto di confine di Konculj non ha permesso a Makolli di entrare in Serbia. Non e stato tuttavia precisato il motivo del divieto. Secondo fonti kosovare, le autorita serbe avrebbero contestato a Makolli il suo status di rappresentante di uno stato indipendente (che Belgrado non riconosce), e che poteva entrare in Serbia solo come cittadino privato serbo. Makolli era atteso al posto di confine dai responsabili locali di Presevo e Bujanovac, e secondo le stesse fonti ha poi incontrato nella zona neutra Riza Halimi, uno dei deputati di etnia albanese al parlamento serbo. A Presevo e Bujanovac, localita non lontane dal Kosovo, nei mesi scorsi la popolazione ha manifestato a piu riprese contro quello che viene ritenuto un eccessivo centralismo della politica di Belgrado, con la minoranza albanese che chiede maggiore autonomia                    ]]>
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                <title>Il regolamento sulla libertà di circolazione</title>
                <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:51:00 GMT</pubDate>
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                      Il regolamento sulla libertà di circolazione, adottato giovedì scorso dal Governo di Serbia e la norma di Legge sul pagamento dellassicurazione auto durante il passaggio della linea amministrativa tra il Kosovo e Metochia e la Serbia centrale ha suscitato confusione tra il pubblico. Il segretario di stato nel Ministero per il Kosovo e Metochia, Oliver Ivanovie#263;, nellintervista alla nostra radio ha detto che con il regolamento del Governo si definisce lobbligo del Ministero degli interni di Serbia, di permettere laccesso dei proprietari auto e della vettura che ha la targa KS verso la Serbia centrale, e che tutte le altre questioni, come ad esempio il pagamento dellassicurazione verranno definite dalle società dassicurazione. Articolo di Ivana Subaie#263;. Per quanto riguarda il pagamento dellassicurazione, il signor Ivanovie#263; crede che esistano delle cose che devono essere armonizzate nellAssociazione degli assicuratori in Serbia. Daltra parte, come ha aggiunto, le cose forse sembrano strane, ma sono anche spiegabili. Infatti, le targhe auto con la scritta KS non hanno lo status di quelle rilasciate dagli organi competenti della Repubblica di Serbia e come tali sono soggette a diverse tariffe durante il pagamento delle assicurazioni. Le targhe con la scritta PROBA (PROVA), rilasciate dal Ministero degli interni di Serbia, hanno uno status diverso e come tali hanno un basso tasso dassicurazione, ha spiegato Ivanovie#263;. Tra il pubblico serbo, tuttavia, si pone la questione se i serbi dal Kosovo potranno guidare le automobili con le vecchie scritte delle città nella Provincia o, come cosa più frequente con le scritte delle città della Serbia centrale nelle vicinanze dei valichi amministrativi. I proprietari di vetture con tali targhe fino ad ora si trovavano in un speciale regime ed erano esenti dal pagamento. Il signor Ivanovic ha detto che la norma governativa non si dichiara in quel senso, ma che in ogni caso anche quella questione deve essere chiarita. Molta gente si è interessata e sarebbe un grave danno se i serbi con le iniziali KM o PR non si troveranno nella stessa posizione come fino al momento del rilascio di questo regolamento. Quindi, non deve andare a danneggiare quelli che hanno già le targhe auto della Repubblica di Serbia. Tuttavia, si pone anche la domanda come si comporteranno i kosovari di etnia albanese verso queste targhe  ha sottolineato Ivanovie#263;. Anche se principalmente era previsto di applicare da oggi la norma sullassicurazione anche nel Kosovo settentrionale, alla fine è stato deciso di applicare ciò solo ai valichi Merdare e Kone#269;ulj. Ciò è comprensibile, sapendo che i valichi amministrativi nel Kosovo settentrionale non funzionano  ha detto Ivanovie#263;. Egli ha detto che quella questione nel Kosovo settentrionale ha bisogno di cooperazione, come anche dellaccordo tra il Governo serbo e i rappresentanti dei serbi dalla provincia e tra la KFOR e lEULEX dallaltra parte. Per quanto riguarda i serbi che vivono nel Kosovo centrale, a sud del fiume Ibar, Ivanovic ha evidenziato che un gran numero di cittadini per motivi di sicurezza ha preso le targhe con le scritte kosovare RKS. Questo significa che i serbi a sud dellIbar hanno capito che è più facile viaggiare in Kosovo e Metochia con quelle targhe. In questo modo loro sono impercettibili, cioè non si distinguono dagli altri, cosa totalmente opposta se accettassero le targhe KS. Tale valutazione forse politicamente non è ad alto livello, ma è pratica, perché permette ai serbi nelle enclavi di sopravvivere anche nelle difficili condizioni di vita. Per quanto riguarda il passaggio attraverso la linea amministrativa, per essi tale questione è chiara, perché nel regolamento governativo cè scritto che quelli che possiedono le targhe RKS dovranno toglierle e sostituirle con le targhe di prova della Repubblica di Serbia, ha evidenziato Oliver Ivanovie#263;.                    ]]>
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                <title>Nuove tensioni</title>
                <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:47:00 GMT</pubDate>
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                      Le celebrazioni per il natale ortodosso fanno riesplodere le tensioni tra Serbia e Kosovo. Il presidente serbo Boris Tadic ha visitato il monastero kosovaro di Visoki Decani qualche giorno dopo aver definito incostituzionale la decisione del leader serbo del nord Kosovo di indire un referendum popolare, per decidere se accettare o meno lautorità di Pristina. La risposta dei kosovari non si è fatta attendere: alcune decine di persone hanno aspettato il convoglio di auto su cui viaggiava Tadic  scortato da ufficiali della polizia dellUnione Europea  e lo hanno accolto con lanci di pietre.La Serbia rifiuta di riconoscere lindipendenza del Kosovo, che ha una popolazione al novanta per cento albanese, proclamata nel 2008. E negli ultimi sei mesi il clima si è inasprito a causa di una disputa sui controlli alle frontiere.                    ]]>
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                <title>Via le barricate dai confini</title>
                <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 17:39:00 GMT</pubDate>
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                      I serbi nel nord del Kosovo hanno cominciato oggi a smantellare alcune delle barricate erette nei mesi scorsi per protestare contro la presenza di personale kosovaro albanese ai posti di confine con la Serbia. La decisione potrebbe favorire una decisione positiva della Ue sulla concessione alla Serbia dello status di paese candidato nel vertice di venerdi prossimo.Fino a questa sera erano stati eliminati tre blocchi, uno a Jarinje e due a Jagnjenica, localita quest ultima teatro dei violenti scontri del 28 novembre scorso con i militari della Kfor, con un bilancio di decine di feriti, compresi una trentina di soldati Nato. Le barricate sono state rimosse dopo un accordo tra i responsabili serbi locali e i militari della Kfor, che a loro volta hanno ritirato i mezzi blindati e l altro equipaggiamento installato in corrispondenza delle barricate serbe. Lo smantellamento delle prime barricate - che sono in tutto una quindicina - e giunto dopo l intesa raggiunta venerdi notte a Bruxelles dalle delegazioni di Belgrado e Pristina, che si sono accordate su per una gestione congiunta dei posti di frontiera nel nord del Kosovo, unitamente al personale di Eulex, la missione europea in Kosovo. Reazioni positive sono giunte dal presidente serbo Boris Tadic, dal ministro della difesa Dragan Sutanovac e dal ministro responsabile per il Kosovo Goran Bogdanovic, che hanno sottolineato il senso di responsabilita mostrato dai serbi. Per Tadic, che nei giorni scorsi aveva invitato i serbi a rimuovere i blocchi, si tratta di una decisione che allontana il pericolo di nuove violenze. Io ho fatto appello ai serbi (nel nord del Kosovo) a rimuovere le barricate non perche la Serbia ottenga lo status di paese candidato ma per proteggere le loro vite e qulle dei soldati della Kfor , ha detto oggi Tadic.Belgrado mira a ottenere lo status di paese candidato al summir europeo del 9 dicembre, ma a differenza di paesi come Italia Francia e Spagna che sono schierati decisamente a favore del si , altri stati sono titubanti, in particolare Germania e Austria, che guardano con preoccupazione alle tensioni in Kosovo e non giudicano ancora sufficienti i miglioramenti nella situazione sul terreno. Oggi a Bruxelles la questione dello status di candidato alla Serbia e stato esaminato dal Consiglio affari generali Ue. Il rappresentante austriaco ha proposto di concedere a Belgrado uno status di candidato condizionato , rimandando la decisione finale al prossimo vertice europeo di marzo, quando si potranno constatare gli effettivi progressi e miglioramenti nella situazione in Kosovo.                    ]]>
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                <title>Serbi kosovari chiedono cittadinanza russa</title>
                <pubDate>Thu, 17 Nov 2011 11:50:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Circa 21 mila serbi del Kosovo, delusi dalla scarsa protezione che a loro avviso offrirebbe Belgrado, hanno chiesto di ottenere la cittadinanza russa.Come riferiscono i media serbi, una lista con le 21 mila firme di richiesta di cittadinanza è stata fatta pervenire nei giorni scorsi all Ambasciata russa a Belgrado. Oleg Buldakov, consigliere dell Ambasciata, ha confermato l arrivo della lettera con le firme, che verrà inoltrata al ministero degli esteri russo e alla Duma, la Camera bassa del parlamento russo. La motivazione di tale richiesta di cittadinanza - ha osservato il diplomatico russo - è il desiderio dei serbi del Kosovo di avere garanzie da Mosca per la loro sopravvivenza e sicurezza .Secondo il quotidiano Danas, a Nis (sud della Serbia) si è svolta di recente una riunione di varie comunità di serbi che vivono in Kosovo, nella quale è stata espressa insoddisfazione e sfiducia nei confronti delle autorità centrali di Belgrado, che non difenderebbero a sufficienza gli interessi dei serbi del Kosovo. Zlatibor Djordjevic, presidente dell Associazione Stara Srbija (Vecchia Serbia) di Gracanica (enclave serba e pochi km dalla capitale kosovara Pristina), ha detto che le oltre 21 mila firme raccolte per ottenere la cittadinanza russa è solo l inizio, e che il loro numero è destinato ad aumentare notevolmente poichè la raccolta avviene non solo tra i serbi del Kosovo ma anche tra coloro che hanno abbandonato il Kosovo dopo il 1999, quando si è concluso il conflitto armato con la Serbia, con l intervento della Nato. Con questa domanda di cittadinanza russa i serbi chiedono solo protezione e libertà che la Serbia non può loro garantire , ha detto Djordjevic.Nel Kosovo - la cui indipendenza proclamata nel febbraio 2008 non è riconosciuta da Belgrado - vivono circa 120 mila serbi, di essi 40-50 mila risiedono nel nord del Kosovo dove costituiscono la maggioranza della popolazione, gli altri nelle enclavi serbe nel resto del paese.                    ]]>
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